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31 maggio 2012

Mediazione - Riflessioni per il professionista mediatore e non solo: “a tu per tu con la superbia”

Diritto (Copyright immagine xlucas) Questo articolo è il primo di una serie di tre articoli che ho dedicato ai vizi capitali, quali la superbia, l’invidia e l’ira. I cosiddetti vizi relazionali nel senso che hanno bisogno dell’altro per esistere. Aristotele definiva  i vizi capitali gli “abiti del male” derivanti dalla ripetizione di azioni che a lungo andare formavano le abitudini di una persona. Il  rimedio era costituito in una sorta di educazione, per trasformare da cattive a buone le abitudini.

Ho voluto soffermarmi su questi tre vizi perché secondo la mia esperienza molti conflitti hanno una radice profonda e invisibile in questi “abiti del male”, trasformatisi, nel tempo, in  peccati capitali con l’influsso della chiesa.

Il mediatore essendo il professionista che per eccellenza lavora con relazioni, da contenuti emotivamente significativi, non può trascurare gli eventuali influssi “peccaminosi” di questi vizi nel contesto esaminato e nella gestione dei colloqui con le parti. Oltre a ciò, soffermarsi su questi temi, contribuisce, ad avviare un processo di autosservazione nel professionista stesso a beneficio della sua imparzialità e autorevolezza.

Il più delle volte quando in un conflitto è ravvisabile una “questione di principio” le ragioni sottese, anche se inizialmente impercettibili, possono originarsi proprio da queste “cattive abitudini.” Il mediatore nei coucus può facilitare l’emersione del vero bisogno delle parti e assumere cosi un ruolo di maieuta del conflitto facilitando la miglior soluzione possibile. Non è un caso che ogni vizio richiama una virtù e può rappresentare una sorta di linguaggio capovolto della direzione intrapresa: cioè quello che avrebbe dovuto esserci e non è potuto accadere.

Iniziamo, dunque, con la SUPERBIA:

Come si può riconoscere la superbia?

La modalità espressiva per eccellenza del superbo è la millanteria, l’altezzosità, l’alterigia. Il superbo racconta cose ovvie, come se stesse raccontando novità, oppure fatti inventati per destare ammirazione e per innalzarsi agli occhi degli altri. Il superbo ha la necessità di essere superiore agli altri disprezzandoli nel contempo. Il superbo ti ascolta ma poi parla di se..Non lascia la parola all’altro, deve uscire dalla situazione come vincitore. Il superbo non ama rinunciare alla propria opinione che difende ad oltranza come l’unica verità possibile, in effetti chi potrebbe dargli ordini?

Premessa questa, breve e immediata, descrizione non tutti i superbi sono uguali: esiste il superbo introverso, che parla poco per paura di svelare il suo bluff, ma le sue parole sono impresse nel suo sguardo, nella mimica facciale e nel suo atteggiamento altezzoso; il superbo simpatico, colui che tiene banco, che conosce tutte le barzellette, che parla di se stesso mettendo in ombra gli altri e trattandoli come spalle del suo protagonismo; il superbo delle disgrazie che racconta tutto quello che gli capita di spiacevole, è come se iniziasse una gara delle disavventure, schiacciando gli altri ammutoliti da così tanta sfortuna; il superbo mascherato da umile, che fa propaganda circa la sua semplicità d’animo e che tratta gli altri come un pubblico sfumato necessario all’attore che recita la sua parte.

In questo caso il mediatore come può facilitare la comunicazione tra le parti?

Il mediatore consapevole e sensibile verso questi temi può fare molto tramite i caucus, infatti spesso la superbia è sintomo che la persona sta accudendo il suo bisogno vitale di riconoscimento. Ciascuno di noi desidera essere riconosciuto per quello che è nella sua specificità. Tramite l’ascolto empatico il mediatore può far emergere il vero bisogno nascosto dietro il conflitto e per esempio accorgersi che la vera necessità delle parti era quella di non voler vedere trascurato il loro modo di pensare e di agire. Facilitando la comunicazione tra le parti e dando uguale dignità e importanza ad ambedue i punti di vista, il non detto può emergere e la superbia, che nascondeva i bisogni sottesi, lasciare spazio al sano orgoglio che ci permette di difendere la nostra dignità di esseri umani e il rispetto per i nostri valori.

 

Patrizia Bonaca

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