Avv. Carlo Alberto Calcagno
Se Cristo non fosse stato crocifisso sotto Tiberio è probabile che avrebbe subito identica sorte sotto Caligola.
L’Evangelista Luca ci racconta che Gesù pronunciò questo parole: “Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico non uscirai di là finché non avrai pagato l’ultimo spicciolo.”1.
Il Salvatore si limitò a descrivere e a raccomandare quel che avveniva da secoli nel modo romano; ma ne va da sé comunque che dopo queste parole i cattolici che hanno osteggiato la conciliazione o comunque gli strumenti alternativi al giudizio si sono dovuti confrontare anche con la propria fede.
Il Praetor2 a Roma aveva il compito di prevenire3 e dirimere4 le liti, ma poteva darsi che l’accordo tra i litiganti si formasse nel percorso tra il luogo dove il creditore coglieva il debitore ed il tribunale.
Sino a Giustiniano la citazione in giudizio (vocatio in ius) si faceva, infatti, di privata autorità: l’attore sorprendeva il suo avversario in luogo pubblico e gli intimava di andare in giudizio; se questi si rifiutava il creditore chiamava dei testimoni5, e al loro cospetto poteva prendere il debitore con una mano6 ; se questi tentava di fuggire, poteva mettergli tutte e due le mani addosso e trascinarlo nel Foro7: nel tragitto dunque poteva capitare che i contendenti stringessero un accordo.
Tuttavia la difficoltà della citazione per atto privato e le limitazioni col tempo apposte8, il desiderio di sottrarsi al diritto e al rigore delle formule, fecero nascere presso i Romani l’uso di tentare la conciliazione in casa propria o di un congiunto o di un giureconsulto.
Qui esponevano le proprie ragioni e finivano per lo più di intendersi e conciliare con equità9.
E anche se tale tentativo domestico non andava a buon fine si poteva appunto fruire dei buoni uffici del Pretore10.
Questo era lo stato dell’arte descritta e caldeggiata da Gesù, ma torniamo a Caligola.
L’imperatore impose una pesantissima tassa sulle liti per riempire le casse dello Stato e considerò la conciliazione, che evidentemente era molto diffusa, come una frode all’erario.
Svetonio ci racconta che Caligola pretendeva il 40 per cento della somma controversa e che condannava tutti coloro che venivano accusati di essersi accordati o di aver composto la lite11.
Chissà dunque che cosa sarebbe accaduto a chi avesse raccomandato un “accordo per via” addirittura… alle folle.
Comunque anche Caligola non era molto ben visto e non solo evidentemente perché voleva imporre a tutto l’impero il culto dell’imperatore: alla fine non poté che morire con trenta pugnalate12...
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