I diritti umani, la democrazia e il principio dello stato di diritto sono valori fondamentali dell’Unione europea. Tali valori, già saldamente radicati nel suo trattato istitutivo, sono stati rafforzati grazie all’adozione di una Carta dei diritti fondamentali. Il rispetto dei diritti umani è un prerequisito per i paesi che intendono aderire all’Unione europea e una condizione indispensabile anche per i paesi che hanno concluso con essa accordi commerciali o di altro genere.
L’Unione europea considera i diritti umani universali e indivisibili. È pertanto impegnata a promuovere e difendere attivamente tali diritti sia all’interno dei suoi confini, sia nelle relazioni con i paesi terzi. Al tempo stesso l’UE non intende usurpare gli ampi poteri di cui dispongono i governi nazionali dei suoi Stati membri in questo settore.
La politica dell’Unione europea in materia di diritti umani è incentrata sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. È inoltre volta a promuovere i diritti di donne e bambini, nonché quelli delle minoranze e degli sfollati. Un’altra priorità è costituita dalla lotta al terrorismo.
La situazione interna come punto di partenza
Pur facendo registrare una situazione nel complesso positiva sotto il profilo del rispetto dei diritti umani, l’Unione europea non intende restare inattiva. Il suo interesse si rivolge in particolare al rispetto dei diritti umani nei confronti dei richiedenti asilo e degli immigrati e si concretizza nell’impegno a combattere il razzismo, la xenofobia e altri tipi di discriminazione nei confronti delle minoranze. L’UE vanta una lunga tradizione di accoglienza di persone provenienti da altri paesi per cercare lavoro, o in fuga a causa della guerra o delle persecuzioni.
L’UE ha già definito i diritti dei cinque milioni di lavoratori immigrati provenienti da paesi terzi che risiedono legalmente nel suo territorio, compreso il diritto dei familiari di raggiungerli. In passato, tali diritti non sono sempre stati applicati in modo uniforme da tutti gli Stati membri.
Numerosi passi avanti sono stati compiuti verso l’introduzione di un regime europeo comune in materia di asilo che preveda un insieme di procedure per la concessione e la revoca dello status di rifugiato e per la definizione delle condizioni di accoglienza per i richiedenti asilo. È stato inoltre istituito un Fondo europeo per i rifugiati con l’obiettivo di sostenere le azioni in materia di accoglienza, integrazione e rimpatrio volontario dei rifugiati.
L’UE ha anche adottato misure per fornire una protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati, come è avvenuto durante il conflitto nei Balcani negli anni Novanta. Queste disposizioni, entrate in vigore dopo la guerra del Kosovo nel 1999, assicurano agli sfollati una protezione per un massimo di tre anni, fornendo loro permessi di soggiorno e di lavoro, nonché possibilità di alloggio, accesso ai servizi sociali e di assistenza sanitaria e un’istruzione per i loro figli. Gli sfollati possono inoltre presentare formalmente domanda di asilo.
Lotta alla discriminazione
Nel quadro del suo nuovo programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà sociale (PROGRESS), l’UE finanzia un’ampia gamma di attività destinate a combattere il razzismo e la xenofobia all’interno dei suoi confini, tra cui gli scambi tra autorità nazionali e la creazione di una rete di organizzazioni non governative specializzate nei diritti umani. Il programma, dotato complessivamente di 743 milioni di euro per il periodo 2007-2013, finanzia anche il monitoraggio della situazione dei diritti umani nell’UE e prevede una valutazione delle azioni intraprese dagli Stati membri. L’UE ha inoltre istituito l’Agenzia per i diritti fondamentali.
Le azioni volte a far cessare la tratta degli esseri umani, in particolare di donne e minori, sono diventate una priorità politica dell’Unione europea. Gli Stati membri dell’UE e i paesi candidati all’adesione collaborano per aiutare le vittime e organizzare campagne di prevenzione.
L’Unione europea ha avviato una serie di programmi transfrontalieri per combattere la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini. Dal 2003 al 2006 questi programmi sono stati realizzati nell’ambito del programma quadro AGIS per la cooperazione tra autorità giudiziarie, di polizia e operatori del diritto nei diversi paesi dell’UE. Per il periodo 2007-2013 queste attività sono inserite in nuovi programmi nell’ambito della sicurezza interna e della giustizia penale.
Una forza globale per i diritti umani
Anche l’accesso all’ informazione è un diritto umano fondamentale.
Gradualmente, l’UE ha fatto diventare i diritti umani una questione di primo piano nelle relazioni con altri paesi e regioni. Dal 1992 tutti gli accordi commerciali o di cooperazione con i paesi terzi contengono una clausola che sancisce che i diritti umani sono un elemento essenziale delle relazioni tra le parti. Attualmente esistono più di 120 accordi di questo tipo.
Il ruolo centrale dei diritti umani è particolarmente evidente nell’accordo di Cotonou, l’accordo in materia commerciale e di aiuti che lega l’Unione europea a 78 paesi in via di sviluppo dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (il gruppo ACP). Il mancato rispetto dei diritti umani da parte di uno di questi paesi può comportare la sospensione delle concessioni commerciali e il ridimensionamento dei programmi di aiuto. L’Unione europea ritiene che la riduzione della povertà – obiettivo principale della politica di sviluppo condotta al di fuori dei suoi confini – sarà possibile solo nell’ambito di una struttura democratica.
Disposizioni analoghe sono contenute anche negli altri programmi di aiuto dell’UE, compresi quelli riguardanti:
- gli attuali e potenziali paesi candidati dei Balcani e la Turchia;
- la Russia e le repubbliche del Caucaso e dell’Asia centrale;
- i paesi vicini del Mediterraneo meridionale ed orientale.
Il programma europeo di assistenza umanitaria di emergenza in tutto il mondo non è di norma soggetto a restrizioni per violazione dei diritti umani. Gli aiuti erogati in natura, sotto forma di denaro o di assistenza tecnica sono decisi al solo scopo di alleviare la sofferenza umana, sia essa causata da calamità naturali o dalla cattiva amministrazione di regimi oppressivi.
Negli ultimi anni l’UE ha condotto dialoghi in materia di diritti umani con diversi paesi, tra cui Russia, Cina e Iran. Ha imposto sanzioni per violazione dei diritti umani a Serbia, Birmania (Myanmar) e Zimbabwe.
Prendere l’iniziativa
Per dar peso alla sua azione a sostegno dei diritti umani in tutto il mondo, l’UE finanzia l’iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani. La dotazione finanziaria è andata progressivamente aumentando da quando l’iniziativa è stata istituita (nel 1994) e supererà 1,1 miliardi di euro nel periodo 2007-2013. L’iniziativa colloca il rispetto dei diritti umani e il rafforzamento della democrazia in un contesto a lungo termine e si concentra su quattro settori:
- consolidamento delle strutture democratiche, buon governo e Stato di diritto (collaborazione con la società civile per promuovere il pluralismo politico, la libertà di informazione e il buon funzionamento del sistema giudiziario);
- abolizione della pena di morte nei paesi dove è ancora in vigore;
- lotta alla tortura attraverso misure preventive (addestramento e formazione delle forze di polizia) e repressive (creazione di tribunali internazionali e penali);
- lotta al razzismo e alla discriminazione attraverso la garanzia del rispetto dei diritti civili e politici.
L’iniziativa finanzia inoltre progetti per le pari opportunità tra uomini e donne e la tutela dell’infanzia. Sostiene infine le azioni condotte congiuntamente dall’UE e da altre organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani, come le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa, il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
EUROPA - Attività dell'Unione europea - Diritti umani
A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti

Nessun commento:
Posta un commento